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27/04/2015

La storia della dacia russa, parte 1

Ormai è risaputo che la misteriosa parola “dacia” è impossibile da tradurre nelle altre lingue. E non c’è da stupirsi se si pensa che dacia è un fenomeno del tutto russo, apparso ben trecento anni fa e poi radicatosi profondamente nella nostra cultura.

Che cos'e` una dacia?

La dacia classica è una casa russa destinata esclusivamente a brevi soggiorni in campagna.  Viaggiando in Russia e sopratutto facendo il giro dell’Anello d’Oro, in molti, scorgendo numerose case di legno situate lungo la strada, chiedono se si tratta proprio delle famose dacie russe.

Per distinguere una dacia da una casa normale bisogna sapere l’uso che se ne fa: se è una casa destinata soltanto a un po’ di riposo fuori città, allora sì, è una dacia. Tra queste, le dacie del periodo sovietico si distinguono molto facilmente per via dello stile della costruzione e per le dimensioni.


Ma andiamo per ordine. Ecco l'inizio della storia delle dacie in Russia.  Le prime dacie risalgono al periodo di Pietro il Grande e non erano altro che appezzamenti di terra nei dintorni di San Pietroburgo che lo zar regalava ai sudditi meritevoli nei confronti dello Stato. La parola dacia deriva dal verbo russo “dare” – davat`. 

Il termine dacia poi ha trovato più vasta diffusione nell’Ottocento quando tra le classi più abbienti del popolo russo è nata l’abitudine di lasciare la città d’estate e trascorrere i 2-3 mesi estivi in campagna. I più facoltosi partivano per i propri poderi in periferia, invece la classe borghese prendeva in affitto delle abitazioni per i 3-4 mesi più caldi.
Il fenomeno della  dacia così si è velocemente diffuso, trasformandosi quasi in una abitudine sacra tanto che già a maggio, iniziava l’esodo in massa verso le case in campagna.
A volte si creavano situazioni curiose e paradossali: quando mancava la possibilità economica  di pagare sia la casa in città sia quella in campagna, alcune famiglie preferivano trasferirsi comunque in campagna dando in affitto il proprio appartamento in città.

Ma un’altra circostanza storica ha fatto sì che la dacia si radicasse profondamente nella vita della popolazione russa. All’inizio del XIX secolo, infatti, a seguito di una rivolta contro l’imperatore russo, tanti benestanti militari furono esiliati nella campagna siberiana. Con il passare del tempo, i nuovi inquilini hanno costruito due case per ogni famiglia: una in cui abitare tutto l’anno e un’altra a dieci chilometri di distanza destinata alle vacanze estive, ovvero una dacia. Formalmente non c’era nessun bisogno di costruire dacia perchè anche l’abitazione principale si trovava sempre in mezzo della natura (immaginate la Siberia del XIX secolo), ma la tradizione voleva così.

Ma cosa rappresentava la dacia, cioè la casa estiva, nell’Ottocento? Per la ricca borghesia, le dacie erano vere e proprie tenute e ville padronali dotate di ogni comodità, circondate da bellissimi giardini e parchi. Inoltre, nonostante fossero situate in campagna, la vita estiva in queste abitazioni non era per niente noiosa se si considera che il cuore culturale pulsante si spostava dalle grandi città verso la periferia. In campagna così giungevano artisti, scrittori, musicisti, si organizzavano spettacoli all’aperto, letture di nuovi libri e tanto altro.

Le trame di tanti scrittori russi del XIX secolo si svolgono nelle dacie, e questa casa estiva viene menzionata in quasi tutti i racconti di Turghenev, come spesso viene menzionata nei romanzi di Lev Tolstoy e Aleksandr Pushkin.

Infine ci teniamo a raccontarvi di delle dacie più famose nei dintorni di Mosca: Abramtsevo. La storia della dacia Amramtsevo è strettamente legata al suo proprietario – il mecenate russo Savva Mamontov. Fu un grande commerciante, industriale russo, mecenate, promotore e costruttore delle ferrovie russe più importanti, titolare dell'azienda moscovita in cui si fabbricavano treni. Fu inoltre esperto d'arte, fondatore del famoso circolo di Mamontov ad Abramtsevo nonchè ideatore del nuovo teatro lirico in cui continuava ad esibirsi con successo il grande basso F.Shaljapin.

Nel 1870, Savva Mamontov acquistò il podere di Abramtsevo, lungo la strada che porta al monastero di S.Sergio di Radoneza, in riva al fiume Vor'a circa 60 km a nord-est di Mosca.

Insieme a sua moglie ristrutturò la proprietà, da tempo disabitata, conservandone per quanto possibile il suo aspetto originario: restaurò quello che era in rovina ed innalzò nuove costruzioni. Nel 1873 fece costruire lo "Studio dei pittori", un esempio di "Terem" (abitazione boiarda) con uno splendido tetto intagliato, varie botteghe di ceramica e di falegnamerie all'interno nelle quali rinacque un'arte che traeva ispirazione dalle tradizioni popolari delle antiche popolazioni del paese. 

Savva Mamontov era appassionato di persone di grande talento, aveva la capacità d’attirare le personalità più interessanti e notava subito se c’era qualcosa di particolare in esse.
Egli diede vita al "Paesello culturale" e volle che i più bravi maestri dell'epoca potessero lavorare qui in assoluta calma e tranquillità, senza l'assillo dei problemi di tutti i giorni. Il sodalizio raccolse intorno a sé grandi maestri come Il’ja Repin, Vasilij Polenov, lo scultore Antokol’skij, M.Nesterov, Michail Vrubel, Victor Vasnetsov ed i primi creatori delle opere impressionistiche in Russia come Valentin Serov, Kostantin Korovin